PAOLA ANTONINI: LA MODELLA GUERRIERA

Ciao #Players

Paola Antonini ultimamente è diventata un personaggio famoso, ma soprattutto un personaggio che è di ispirazione per la gente.

Per chi non la conoscesse, è una modella brasiliana, ha 23 anni ed è bellissima, è sportiva, ha un social che è seguito dai guru dei social (ultimamente si è iscritta anche Chiara Ferragni), emana energia positiva e sa ben gestire la sua immagine pubblica.

Un ultimo particolare: ha perso una gamba in un incidente.

Sì, perché questo ultimo particolare è proprio quello che più di tutti gli altri l’ha resa unica e, soprattutto, l’ha resa un simbolo per molte persone.

Nel 2014, durante le vacanze natalizie, ha un incidente e le estreme condizioni in cui versa obbligano l’equipe medica ad amputare.

…Potevo scegliere di fermarmi e diventare vittima della mia situazione, o potevo scegliere di muovermi e migliorare la mia vita.

Paola Antonini diventa un esempio per tutte le persone che hanno subito traumi, o per chiunque sentisse anche interiormente di averli subiti (è anche questa la forza della comunicazione) e lo è potuta diventare perché ha trattenuto in sé la bellezza e la solarità che la distingueva prima che tutto questo avesse inizio. Una bellezza, una solarità che è più facile avere quando si è una modella famosa, ma che è difficile mantenere a fronte di eventi che sconvolgono in tal modo la vita.

Proprio riguardo a questo vorrei parlarvi oggi.

Paola Antonini ci fa pensare una cosa sulla contemporaneità, sul concetto di disabilità e sul concetto di trauma.

Molto spesso sento discorsi figli di un buonismo malmesso, parole di miele degne di un Riccardo III shakespeareano, troppo spesso sento addirittura indorare i traumi che vengono subiti dagli altri (perchè è sempre quando sono “gli altri” a subirli che è facile parlarne, vero?!)

Frasi come “questo incidente è stato un dono”, oppure “tutto può essere visto da molte prospettive e l’incidente e il trauma ha migliorato la sua vita” etc etc.

Scusate se mi permetto, ma uscite così banali e buoniste difficilmente possono essere sopportate, e qualcosa bisognerà pur dire a chi si permette di dirle.

Nella mia esperienza lavorativa ho trattato per anni i più differenti traumi. Naturalmente, per il lavoro che faccio, ho affrontato soprattutto traumi di mobilità e vi posso assicurare di una cosa che riscontro ogni volta: il trauma è un evento brutto.

Scusatemi l’aggettivo così generico, “brutto“, ma questo aggettivo sa esprimere bene la banalità del trauma: il trauma non lo vorresti mai, è naturale evitare ogni tipo di malessere perché il malessere porta il corpo a star male, porta il corpo a delle limitazioni che prima non aveva, lo fa soffrire… banalmente lo fa sempre soffrire.

Perdere una gamba è terribile e nessuno te la restituirà mai.

L’unica cosa che puoi fare quando queste cose accadono è decidere di lavorare. Solo che non è come nei film, dove parte una musica e 30 secondi di ispirazione rendono il personaggio migliore di quanto mai sia stato prima. Lasciamo per favore la retorica dei film ai film.

Quando si inizia a lavorare per riprendersi il proprio corpo dal trauma subito (e si sa che molto spesso non lo si riprenderà mai del tutto), i primi 30 secondi con la musica corrispondono più o meno a ai primi 2 minuti di riscaldamento corporeo, i primi 2 minuti di un allenamento che durerà 4 ore magari, che dovrà essere ripetuto dalle 3 alle 7 volte a settimana, anche più volte al giorno, che metterà il tuo fisico e il tuo spirito a dura prova nei mesi, nelle settimane, nei giorni, nei minuti e nei secondi a venire, fino agli anni. È questa la riabilitazione. E’ un corpo che ha bisogno di molto più lavoro rispetto a un corpo sano. Non ci sono musiche, non ci sono inquadrature fighe: ci sei solo tu che lotti giornalmente con te stesso, nel migliore dei casi non attanagliato dal pensiero che non riuscirai mai ad arrivare a ciò che vuoi.

Quindi, perché vi ho parlato di Paola Antonini?

Perché Paola Antonini ha creato un’immagine attraverso i social e pubblica contenuti giornalmente. Questi contenuti però non sono contenuti banali e se uno li guarda bene, al di là del sorriso splendido e del bel corpo che ha questa modella brasiliana, si può vedere che sono tutti contenuti che presuppongono un lavoro giornaliero: la riabilitazione è uno sforzo costante che non può essere espresso solo da una bella foto o da un bel video, ma la bella foto e il bel video sono la fine meritata di quell’allenamento giornaliero.

Allora possono diventare il viatico per dire alla gente che alla fine di ogni giorno di fatica c’è un momento bello, nel quale capisci che tu ti sei donato a te stesso, per essere migliore, o tornare ad esserlo. Questo è un dono. E’ un materiale raro nell’universo. Va guadagnato.

Ci sono persone che mantengono il sorriso che mantiene Paola anche dopo aver costretto se stessi a donare parte della propria giornata solo al mantenimento di uno stato normale, questo sì deve essere di ispirazione. E infatti fortunatamente, o almeno così spero, lo è.

Spero che anche questo mio articolo sia di ispirazione a qualcuno, perché con queste parole ho voluto dire una cosa molto semplice: lottare ha valore in sè, non ha valore solo se è bello in foto o in video.

Lottate

Lottate

Lottate

Ciao #Fighters

e #StayKiki

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...