SPARTAAAAAANIIII!!!!

Ciao #players,

Ciao #spartans

Chi legge questo testo conosce già la Spartan Race, oppure ne sente parlare per la prima volta, ma escludo che chi sta leggendo possa essere un freddo conoscitore di quella realtà avvolgente ed eccitante che è la Spartan.

La Spartan Race è una prova, la Spartan Race è una guerra con se stessi, la Spartan Race è un racconto mitico. Rimanerne indifferenti è difficile.

Per chi non la conoscesse ancora, do pochi dati: è una gara, ovvero un sistema di gare, i partecipanti affrontano prove immersi nella natura. Il circuito di gare spartan ha avuto diffusione nel 2009, si svolge settimanalmente in moltissime parti di tutto il mondo e per la prima volta nel 2015 un milione di persone vi si sono iscritte. Ormai i numeri della Spartan Race sono da capogiro e in crescita, e tra poco vi racconterò il perché. Ci sono tre tipi di prove Spartan: la prima è un percorso di 6 km, lungo il quale sono posti almeno 20 ostacoli, è la SPRINT; la SUPER è di 13 Km, con almeno 30 ostacoli da superare; l’ultima, la più dura, è la BEAST, di 22 km con un numero imprecisato (non sperate siano pochi) di ostacoli.

Nel giugno del 2014 per la prima volta sbarca in Italia e se ve ne parlo è perché ho avuto la fortuna e il coraggio di affrontala personalmente proprio quella prima volta, di testare questo evento che già stava facendo parlare il mondo da qualche anno.

Cosa sia la Spartan Race è facile da dire: è un unione di esercizi a corpo libero nella natura, senza attrezzature tecnologiche, superando ostacoli come fiumi, fango, corde e tronchi d’alberi, e sfidando in singolo o in gruppo sè stessi e tutti gli altri, oltre alla natura in persona.

Cos’è che rende questa Spartan Race così importante? Cosa la sta rendendo uno degli eventi più amati è più memorabili per i patiti di questo genere?

Beh, il discorso che vi farò adesso potrebbe sembrare strano inizialmente, ma provate a seguirmi: l’uomo ha sempre più bisogno della propria storia. So che sembra paradossale dirlo oggi, proprio quando alla storia viene dato un compito secondario, ma questo è perché ci insegnano la storia come un insieme di date e non come ciò che noi siamo stati un tempo.

Un tempo noi siamo stati combattenti, un tempo siamo stati nella natura, siamo stati quelli che oggi noi definiamo ‘animali’, un tempo noi siamo stati i 300 di Leonida davanti ai persiani, un tempo noi siamo stati spartani.

Chiamando Spartan questa competizione si voleva richiamare certamente un modo Spartano di affrontare se stessi, a contatto con la natura, sporchi, messi alla prova e in difficoltà. Ma questo nome richiama ben altro: un tempo noi affrontavamo il mondo in questa maniera, gli esseri antichi che sono dentro di noi fremono nel vedere certe competizioni e certe prove ritornare in vita; è come se fosse il nostro DNA che si mette in gara per tornare fuori e urlare al vento, al sole e alla pioggia.

Questo istinto animale, atavico e storico, è innato in ciascuno di noi, anche nelle persone che diremmo più timide, più riservate, anche in quelle persone che fanno dell’estrema eleganza un biglietto da visita: anche in loro c’è questa parte di umanità e tirarla fuori offre una soddisfazione enorme.

Un’altra parte del discorso invece, meno istintiva stavolta, è che nel momento in cui si intraprende un allenamento non basta solo avere tempo e motivazione, necessitiamo anche di un racconto, necessitiamo di una narrazione, necessitiamo di essere prontagonisti di una storia che ci piaccia.

Spartan Race è proprio questo: ci offre un racconto all’interno del quale porre noi stessi come protagonisti.

I fiumi che si sorpassano durante le prove sono i fiumi di ancestrali viaggi tra i monti,  le spalle che premono sono quelle degli eserciti antichi davanti all’avversario, i nostri piedi che affondano nel fango sono i piedi del primo uomo che è uscito dalla foresta.

Tutto questo ci mette all’interno di una grande storia, ci esalta. Qualche volta ho sentito dei professionisti del Fitness ridere di una manifestazione del genere, come fosse qualcosa di folkloristico. Questi professionisti non vedono l’importanza dell’immaginario nel cambiamento di noi stessi.

Questa è storia, è storia messa in scena, e il palco dove viene messa in scena è il nostro corpo. Non stiamo dimostrando niente a nessuno, spartani!, non stiamo lottando per qualcuno. Stiamo guardando noi stessi come eravamo e come siamo sempre stati:

serrati alle Termopili!

Simo Maffioletti

#StayKiki