L’EMOTIONAL EATING è PERICOLOSO?

o-EAT-NIGHT-facebookCiao #player,

in questi giorni molti blog e siti di informazione si sono messi tutti insieme a parlare del problema della ‘fame nervosa’, problema che è stato sollevato ultimamente soprattutto da alcune ricerche statunitense che lo hanno battezzato ‘eating emotional’: un disturbo dell’alimentazione che deriverebbe il più delle volte da trascorsi traumi o da bisogni inespressi psicologicamente.

Per prima cosa voglio dirvi che non starò qui ad esaminare esattamente cosa si intenda per emotional eating e quali siano le spie sicure per riconoscerlo, vi parlerò invece dell’importanza di prendere queste notizie con le dovute attenzioni, proprio per preservare la nostra salute.

Nel mondo della comunicazione una notizia che funziona può diventare una valanga, la valanga può diventare allerta e l’allerta può diventare cattiva abitudine se viene creduta acriticamente.

L’emotional eating fondamentalmente può essere riassunto come il bisogno compulsivo di mangiare senza lo stimolo della fame. Lo si riconosce facilmente perché avviene a seguito di attacchi di ansia o di noia, a orari inusuali come la piena notte, non differisce mai tra salato e dolce e non segue delle specifiche voglie ma segue solo il bisogno di mangiare, il più delle volte in solitudine. Il bisogno infine non verrà appagato, ma semplicemente seguito da una continuazione dello stato d’animo che l’ha provocato, a volte aggravato dalla vergogna di aver ceduto.

Quando si ha questo disturbo gli esperti dicono che si sta cercando di coprire un vuoto, si sta cercando con della materia e con della quantità di sopperire ad una mancanza di qualità nella nostra vita. Rabbia, ansia e paura accompagnano una masticazione quasi inesistente alle volte, una voracità manifesta, eppure non scompaiono alla fine della mangiata.

L’emotional eating si contrasta soprattutto a livello mentale naturalmente, anche con un training che si può rivelare lungo e faticoso e cercando di affrontare i propri stati d’animo peggiori allontanandosi dalla voglia di svuotare il frigorifero.

Però la mente può essere anche aiutata con dei piccoli trucchi: per esempio circondandosi di cibi sani e facilmente edibili e consumabili, come possono essere uno yogurt o dei cracker leggeri, oppure porre in cucina, dove teniamo tutti i nostri cibi, degli oggetti che sapremo ci distrarranno o ci faranno venire scrupoli (questo può essere rappresentato da un libro o da una foto particolare, che ritrae noi che sorridiamo per esempio). Infine alcuni specialisti consigliano di fare grandi respiri con il diaframma e di trattenere il fiato per alcuni secondi ad ogni respiro per poter calmare lo stato d’animo e quindi diminuire alla radice la voglia invece di contrastarla.

Questo è l’emotional eating spiegato molto brevemente e solo per farvi capire di cosa stiamo parlando, ma la cosa fondamentale che voglio lasciarvi in questo articolo è la seguente: il cibo è anche gusto. Il cibo qualche volta può essere anche una piccola gioia giornaliera e se ci sentiamo giù e una volta tanto ci accorgiamo che ci stiamo sfogando col cibo (cosa che comunque non andrebbe fatta!) tuttavia non convinciamoci di avere una patologia grave solo perché dei blog e dei video ce lo dicono. Non cerchiamo in tutti i modi di categorizzare un nostro problema con la definizione più alla moda al momento. L’emotional eating è un problema serio, derivante da squilibri psicologici rilevanti. Quindi, anche quando leggeremo in qualche blog che qualsiasi atto di sfogo sul cibo è classificabile come motional eating, ripensate alle mie parole: se sei giù e ti viene voglia di mangiare un gelato davanti alla TV per calmarti, il mio consiglio è di non farlo, muovi il corpo, esci, chiama un amico, ma (che rimanga tra noi) se per una volta sola alla fine cedi e ti senti un po’ meglio, non sei un malato!!

A seguire pedissequamente queste notizie gonfiate da chi vuole soltanto allarmare, finiremmo con il credere che se il cibo ci da gioia allora non è salutare, atteggiamento sbagliatissimo che inizio a vedere intorno a me.

Nel frattempo, se ti interessa come comporre un piatto sano, leggi qui

#StayKiki

Simo

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