IL CICLISTA TRANSGENDER VINCE LA GARA FEMMINILE E CHIAMA I CRITICI “BIGOTTI TRANSFOBICI”!!

Questa domenica, due donne hanno partecipato alla women’s sprint, 35-39 anni, all’interno dell’evento 2018 UCI Masters Track Cycling World Championships in Los Angeles, gara ciclistica femminile: sono arrivate seconda e terza, perdendo contro un concorrente biologicamente uomo, Rachel McKinnon, che si identifica in una donna.

Rachel Mckinnon è un(‘) assistente professore di Filosofia all’università di Charleston e subito dopo la vittoria festeggia con un Tweet:

“Sooooo…I’m a WORLD CHAMPION”

LA QUESTIONE E’ APERTA

Il Tweet e la notizia vengono ripresi dalle principali agenzie e i media fanno il loro lavoro nel dividere in due parti contrapposte l’opinione pubblica.

Ha senso far partecipare quello che davanti alla competizione sportiva è ancora un corpo con le performance di un uomo in una competizione femminile? 

Il personale riconoscersi all’interno di un genere deve essere accettato dall’istituzione che accoglie un contributo sportivo

E se così fosse, fin dove le appartenenze e le inclinazioni possono influire sulla categorizzazione a fronte della necessità di una competizione a rimanere equa?

Tutti questi sono interrogativi che anche io, letta la notizia, mi sono posto, fino a che non mi sono accorto che le cose, come spesso capita, andrebbero guardate un po’ più da lontano.

‘ANDARE OLTRE’ SERVE ALLO SPORT?

DpfCPMEXUAddAGBekBisognerebbe prima di tutto interrogarsi su quale concezione abbiamo noi dello sport: lo sport non è solo vittoria (in questo articolo ne faccio un esempio pratico) e performance, ma si basa anche sullo spirito di ogni atleta di innovare. Abbattere la barriera dei 10 secondi nei 100 metri non è stato solo un migliorare una performance, ma anche un ‘andare oltre’, superare una cosa che il mondo credeva insuperabile.

Le giocate di Pelé o Maradona erano di per se stesse rivoluzioni del gioco del calcio, erano oltre il concetto di calcio che si conosceva fino allora. Le reiterate performance di Nadia Comăneci  sono state per i giudici stessi un abbattere il concetto che la perfezione era ancora da raggiungere e sempre lo sarebbe stata.

Dal punto di vista di questi eventi lo sport è un avanzare grazie ad azioni che oltrepassano le barriere: anni di preparazione sono accettabili solo nella speranza di un momento in cui l’atleta possa ‘andare oltre’.

DpfCPMEXUAAGBekIn questo senso, e solo in questo senso, non posso essere scioccato e neanche preoccupato dalla notizia della vittoria di Mckinnon, e non perché sia d’accordo che fosse da accettare all’interno di una categoria che non gli apparteneva come performatività (anzi, la questione mi lascia tuttora molto incerto, oltre al fatto che di fronte a certe notizie bisogna sempre stare molto attenti a quanto di fake vi sia). 

Questa notizia dà al mondo dello Sport la possibilità di mettersi in discussione, gli dà, in un modo certo inusuale, la linfa per restare vivo e parte del cambiamento.

IL CAMBIAMENTO NON E’ GIUSTO O SBAGLIATO, MA SE ACCADE IL CORPO E’ VIVO!

Quindi, come ho detto, non so tuttora se la scelta di Mckinnon sia stata giusta o se quella dei giudici di accettare questa situazione lo sia stata, so che una cosa del genere allo Sport, quello vero, non può certo nuocere, perché lo Sport si nutre di cambiamento, si nutre di barriere infrante e non solo di categorie, proprio come gli atleti che lo praticano.

Il tempo ci dirà se questa notizia ha avuto conseguenze, allora saremo in grado di rimpiangere i ‘bei vecchi tempi’, oppure di salutare uno Sport migliorato.

E SE LO FACESSERO TUTTI?

Ma cosa succederebbe se tutti decidessero di agire come ha fatto McKinnon?

Beh….Non lo faranno!

Non lo faranno semplicemente perché nello sport praticato l’attrattiva verso la vittoria sarà sempre più alta, per la maggior parte delle persone, che l’attrattiva verso il cambiamento, buono o cattivo che sia.

 

Simone Maffioletti

#SimoCoach

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