Flow e Peak nella performance quotidiana

Definire gli obiettivi, perseguirli con la concentrazione unicamente su di loro, non essere distratti o distraibili: tutto questo significa essere all’interno di un ‘Flow’, di un flusso. Questa condizione ci permette performance migliori e verificabili, ma come ci arriviamo? E’ più una questione di mente o di corpo? La nostra Peak Performance si apre con trucchi o metodi ben definiti o serve una concentrazione non comune? Tutti questi dubbi possono essere affrontati e risolti capendo quale processo ci porta nel nostro ‘Flow’.

La Peak Performance è un modello conosciuto e analizzato dalla psicologia dello sport: si verifica quando un atleta raggiunge performance al di sopra delle sue capacità previste, non frutto di una progressione ma di un momento di ‘alterazione’. Questo vuole dire che la Peak Performance avviene indipendentemente dal programma di allenamento, e se non studiata può benissimo non ripresentarsi nei giorni seguenti e far tornare l’atleta al livello normale, al suo standard abituale. Quello che la psicologia chiama ‘alterazione’ è il Flow, e cioè uno stato in cui tutte le distrazioni circostanti vengono annullate, il senso di tempo e fatica diminuito e l’atleta si trova, senza neanche accorgersene, ad aver completato le serie di esercizi.

Per i grandi atleti il concetto di Flow è fondamentale, soprattutto nelle vicinanze di una gara o una performance importante.

Le piccole ritualità dei campioni più famosi che molti non addetti ai lavori considerano ‘capricci’, fanno invece parte integrante di una serie di movimenti e abitudini che l’atleta professionista deve imparare a conoscere (e richiedere) per entrare più facilmente nel suo Flow personale, e raggiungere così la sua Peak Performance.

Alcuni consigli per facilitare il tuo Flow

Anche se non sei un atleta professionista, il concetto di Flow ti deve interessare: il Flow può essere applicato a molti aspetti diversi della vita, può essere utile ogni volta che si ha davanti una performance, anche lavorativa, e ci fa capire quali siano i nostri veri limiti.

1_Chiarezza degli obiettivi: il Countdown

L’atleta deve prima di tutto avere molto chiari quali sono i suoi obiettivi. Non bastano frasi come ‘oggi miglioro’ oppure ‘darò il massimo’… è vero, queste sono frasi importanti, ma durante la fatica si scordano facilmente.

Quello che non si scorda, neanche sotto sforzo, è il countdown, ma per averne uno ci servono obiettivi chiari, calcolabili e numerabili.

Il countdown è quello che ci avvicina all’obiettivo, ma soprattutto ci allontana ogni altra cosa, anche una fetta di fatica. Se il vostro obiettivo è molto semplice (100 squat per esempio) contateli al contrario, o comunque non state troppo a pensare al 100, ma concentratevi su ogni battuta, ogni numero.

2_Fusione con il movimento: il respiro

Quando ci poniamo un obiettivo, dobbiamo stare molto attenti a non esagerare. L’obiettivo deve essere veritiero, raggiungibile, altrimenti inconsciamente lo abbandoneremo in brevissimo.

Con un obiettivo che sappiamo raggiungibile, possiamo porre tutta la concentrazione nel movimento, nel nostro corpo che agisce per raggiungere il risultato.

Il focus è tutto sullo scomporre e analizzare il movimento, ogni movimento, sempre. Evitiamo ogni distrazione esterna.

Per fare questo, ascoltiamo il nostro respiro, cerchiamo di sentire solo quello. In tal modo istintivamente lo collegheremo al movimento, seguiremo l’inspirazione e l’espirazione nel loro aumentare, velocizzarsi o affaticarsi, ma la nostra attenzione sarà tutta lì.

3_Prepariamo le nostre abilità: il ricordo

Quando iniziamo una sfida, dobbiamo chiarire a noi stessi quale sfida stiamo per affrontare.

Dobbiamo sapere in anticipo quali movimenti, quale fatica più o meno sarà richiesta, quale performance dobbiamo rispettare.

Per fare questo, prima dell’inizio della performance fermiamoci e ricordiamo le nostre performance precedenti: cerchiamo di visualizzare chiaramente i movimenti e le attenzioni delle performance passate, quali sono state le migliori e perchè.

Fatto questo, il corpo si sarà intuitivamente predisposto a certe attenzioni, e molta fatica e concentrazione saranno risparmiate.

4_Apertura esterna: il Coach

C’è una sola cosa esterna sulla quale mantenere la concentrazione: la voce del coach.

Quando iniziate a concentrarvi, cercate di portare con voi anche l’attenzione verso la sola voce del coach.

Se il vostro coach è abbastanza esperto, capirà che un Flow è iniziato, e saprà mantenere viva l’attenzione dell’atleta, o addirittura saprà quanto eclissarsi e rimanere in osservazione.

La figura del coach è fondamentale nel dopo: è l’unico che ha assistito alla Peak Performance, neanche l’atleta stesso, completamente concentrato, è conscio della sua performance. Tutti i cambiamenti avvenuti durante il Flow devono essere discussi nel dopo, devono trovare conferme: questo porterà l’atleta a progressioni molto più veloci.

Come riconosciamo se è stato veramente un Flow?

Il concetto di Flow, l’avrete capito, non è fisso e oggettivo, però è verificabile: ci rendiamo conto di essere stati in un Flow quando c’è stata una Peak Performance.

In aggiunta, abbiamo sensazioni riscontrabili nel corpo: lo sentiamo più rilassato e non completamente affaticato, c’è un senso di riuscita, non si ha ben presente quanto tempo si sia impiegato nella performance, ma soprattutto si ritrovano attorno a noi cambiamenti dei quali avremmo dovuto accorgerci ma che, invece, abbiamo ignorato (per esempio, il box si è svuotato!).

Buon Flow a tutti!

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Simone Maffioletti

Pubblicato da Simone Maffioletti

Coach, personaggio pubblico

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