Rinforzare la caviglia: 7 esercizi da provare

7 esercizi per il rinforzo della caviglia. Rinforzare la caviglia diventa fondamentale per scongiurare infortuni e distorsioni, ma anche per recuperare da queste situazioni. Un programma di esercizi scongiura una recidiva della distorsione e rende equilibrio e postura migliori. Oltre a questo, come vedremo, si possono tutti fare tranquillamente al tavolo di lavoro!

Oggi vi parlo delle caviglie e del loro rinforzo, un aspetto dell’allenamento al quale tengo molto per due motivi : il primo è che nel MIO METODO 4D ATHLETIC SYSTEM la prima cosa da imparare è ‘camminare‘, ovvero essere consapevoli dell’appoggio a terra, mantenere il controllo dell’equilibrio, e da qui tutto comincia; il secondo motivo è che, se una persona viene da me chiedendo di rinforzare le caviglie, so di per certo che non è venuta nel mio box a farsi bella!

La struttura della caviglia

Iniziamo subito descrivendo brevemente la struttura della caviglia, i suoi punti di forza e i punti maggiormente esposti.

La caviglia comprende l’articolazione tibio-tarsica, che è composta da tibia, perone (anche chiamato ‘fibula’) e astragalo (o ‘talo’).

Questa articolazione nel suo complesso prende anche il nome di “mortaio”, per la forma simile alla giunzione a mortaio del carpentiere, e il suo compito principale è di offrire sufficiente stabilità al passaggio dei pesi e delle forze tra gamba e piede.

In posizione eretta, infatti, il 90% delle forze compressive attraversa tibia e astragalo, mentre il restante 10% la regione laterale dell’astragalo e del perone.

A mediare tra tibia e perone troviamo uno strato di cartilagine spessa più o meno 3 mm, capace di subire compressioni fino al 30% al 40% in risposta a carichi fisiologici, e che protegge l’osso subcondrale da lesioni.

A completare questo primo accenno di struttura della caviglia, la capsula articolare, legamenti collaterali che mantengono la stabilità tra astragalo e concavità rettangolare del mortaio e assicurano resistenza meccanica, e che sono forniti di meccanocettori (ovvero terminazioni nervose libere e corpuscoli di Ruffini, che aumentano la risposta automatica dei muscoli).

Ogni legamento assolve a funzioni diverse, rispondendo anche agli specifici movimenti della caviglia, e l’elenco dei componenti non sarebbe finito, ma per spiegare gli esercizi che ho predisposto questa prima infarinatura può bastare.

Esercizi per rafforzare la caviglia

Gli esercizi per rinforzare la caviglia possono essere fatti a scopo di allenamento e rinforzo, oppure dopo una distorsione per recuperare. Devono sempre rispondere a quattro principali obiettivi:

  • Recuperare equilibrio e postura corretta (propriocezione)
  • Rinforzare muscolatura ed elasticità
  • Ripristinare la funzionalità articolare con movimenti di flessione ed estensione
  • Rieducazione al movimento e allo sforzo per evitare limitazioni o ricadute

1° esercizio: EQUILIBRIO

E’ l’esercizio che ci viene subito in mente quando pensiamo alla caviglia: restare in equilibrio su un solo piede.

Posizione eretta, schiena dritta e ferma. Sollevare il piede sinistro all’indietro, restare in equilibrio sul destro per 10 secondi guardando in avanti, voltare la testa e guardare a destra per 10 secondi poi a sinistra per 10 secondi, sempre in equilibrio.

Ripetiamo 5 volte per ogni piede.

2° EQUILIBRIO PRO

L’esercizio è identico al precedente, e va svolto dopo aver già fatto il primo.

Ripetiamo posizioni e conteggio, ma tutto a occhi chiusi.

Può sembrare una ripetizione, ma l’assenza della vista stimola le reazioni automatiche e involontarie e connette maggiormente il senso dell’equilibrio alla sensazione dello spazio.

3° FLESSIONE PLANTARE E DORSALE

Per la flessione plantare e dorsale del piede sul piano frontale ci serve una banda elastica, una cintura o anche un asciugamano abbastanza lungo.

Con le mani tratteniamo le estremità della fascia e circondiamo la punta del piede.

Flettiamo il piede a forma ‘L’ per 20 secondi, tirando con la fascia verso il busto, rilasciamo in posizione iniziale. L’esercizio va ripetuto fino ad avvertire affaticamento muscolare.

Ora invertiamo le forze e, invece che tirare con le braccia verso il busto, spingiamo col piede in direzione contraria e facendo resistenza.

20 secondi per 20 rip.

4° FLESSIONE DORSALE

Stavolta fissiamo la banda elastica (o la cintura o l’asciugamano) attorno a elemento esterno (una gamba di un tavolo, un gancio…) e la leghiamo ad anello.

Ci sdraiamo a terra, gambe distese, inseriamo la punta del piede nell’anello e tiriamo verso il corpo sforzando la resistenza della banda elastica.

20 secondi per 10 rip. a caviglia (possiamo anche farlo a caviglie unite, ma meno utile).

5° INTRA ED EXTRA ROTAZIONE

Questo esercizio interessa maggiormente i comparti legamentosi che si trovano all’esterno dell’articolazione.

Leghiamo la banda in modo da formare un piccolo anello attorno alla gamba di un tavolo.

Da seduti, inseriamo la punta del piede nell’anello, gamba tesa e tallone puntato a terra. Sposta la caviglia e destra e a sinistra tirando la fascia con la punta del piede.

Per ogni spostamento, resistiamo almeno 10 secondi e ripetiamo 20 volte.

6° REP CON PALLA

Le flessioni plantari e dorsali e le rotazioni intra ed extra possono essere ripetute con l’ausilio di una palla morbida (di spugna solitamente).

Ripetiamo i movimenti e le ripetizioni adoperando la palla di spugna, per le rotazioni la poggiamo a una parete laterale.

7° STRETCHING

Il rinforzo della caviglia può essere chiuso con uno stretching di allungamento.

Poggiamo le mani su una parete, gamba destra in avanti e sinistra ben tesa all’indietro in allungamento. Rimaniamo in posizione per 30 secondi e cambiamo gamba.

Ripetiamo 5 volte per gamba.

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12 consigli per allenarsi al caldo (e perché sudare di più non è sempre meglio)

L’allenamento nei giorni caldi sembra un incubo, ma se decidiamo comunque di rimanere in forma anche sopra i 30 gradi e non abbiamo spazi particolarmente rinfrescati, allora è meglio stare un po’ attenti, non commettere errori stupidi e seguire 12 semplicissimi consigli (e per chi ancora si illudesse: no, sudare di più non è sempre segno che si sta dimagrendo più velocemente! Vediamo perché).

Prima di tutto vediamo le basi del discorso: il nostro corpo, in generale, cerca di mantenere la sua temperatura sempre intorno ai 37°. Durante un allenamento o in presenza di grandi caldi, la temperatura può salire fino a 40°, soglia oltre la quale l’organismo inizia a “difendersi”. La risposta automatica di un organismo in salute sarà cercare di raffreddarsi in primo luogo con un aumento della sudorazione. Allenarsi e sfiancarsi sotto il sole di agosto non è mai una buona idea, e aumentare in questo modo il flusso di sudore non vuol dire avere un allenamento più efficace.

Cosa succede al corpo quando c’è troppo caldo

A prima vista il discorso sembra semplice: caldo > sudore! Non è così, ed è meglio conoscere almeno i principi che stanno alla base del mantenimento della temperatura corporea sotto il mezzogiorno di agosto.

Il nostro corpo è dotato di 2 termometri interni: il periferico, composto dai termocettori della cute, e l’ipotalamo. E’ questo secondo termometro che decide quando e come reagire al calore ricevuto dai recettori.

Quando la decisione è presa, vengono attivati 4 sistemi di risposta:

  1. Ghiandole sudoripare
  2. Muscoli lisci intorno alle arterie, che vasodilatano col caldo e vasocostringono col freddo
  3. Muscoli scheletrici, causa dei brividi al freddo
  4. Ghiandole endocrine, con la perdita di liquidi attivano aldosterone (trattiene sodio e altri elettroliti) , ADH (ormone antidiuretico), tiroxina e catecolamine.

L’azione del sangue

Anche il sangue svolge un’azione fondamentale nel processo di riscaldamento e raffreddamento del corpo.

A temperature interne elevate, il calore viene spinto alla periferia del corpo dove è più facile disperderlo all’esterno, proprio tramite il sangue e attraverso 4 meccanismi:

  1. Conduzione: il calore ‘esce’ tramite il contatto molecolare diretto
  2. Convezione: il movimento esterno di un gas o di un liquido (il solo esempio dello sventolare un foglio quando stiamo morendo di caldo dovrebbe spiegare)
  3. Irraggiamento : attraverso raggi infrarossi la cute irraggia all’esterno il calore
  4. Evaporazione: circa l’80% del calore prende questa quarta strada per uscire, attraverso la respirazione polmonare (impercettibile) e la sudorazione (molto percettibile). L’evaporazione di un litro di sudore corrisponde alla dispersione di 580 Kcal.

Sudare di più per dimagrire?

Di sicuro avrete notato che se siamo in pessima forma, sovrappeso o poco tonici, sudare sembra più facile, mentre a un buon livello di preparazione la maglietta non sembra più così mal messa.

si fa più fatica quindi si suda di più? NO“.

Non posso dire che sia completamente sbagliata questa interpretazione, tuttavia non è questo di sicuro il motivo principale.

Infatti il calcolo va fatto sulla quantità di pelle, quindi di superficie in grado di dissipare calore, oltre alla percentuale di grasso corporeo, che è un ottimo isolante.

Sfatiamo un altro mito:

“più si suda, più si bruciano calorie, più si bruciano grassi? NO”.

Mi spiace, è vero l’opposto! Più si ci scalda e meno grassi si bruciano, ovvero: proprio per effetto dell’azione del sangue come regolatore della temperatura, in situazione di disidratazione si innescano meccanismi che rendono falsa questa versione, a meno che non ci si alleni idratandosi in modo costante e corretto.

Come vedete, quindi, seguire qualche consiglio mentre ci alleniamo al caldo è più che una sicurezza contro gli svenimenti, serve proprio a rendere effettivo l’allenamento!

Vediamo quindi, infine, i consigli più importanti per allenarsi al caldo.

Consigli per allenarsi al caldo

  • Scegliamo il mattino presto o la sera, sia che ci alleniamo all’aperto che in palestra. In tal modo scongiuriamo cali di pressione o di zuccheri.
  • Alterniamo la nostra routine di allenamento inserendo nella settimana più movimento in acqua.
  • L’outfit è importante: capi chiari di colore e traspiranti, cappellino, occhiali da sole e crema solare (so cosa pensate sulle creme solari: non siamo in spiaggia e col sudore diventa una situazione schifosa. Per queso motivo scegliete quelle spray che si assorbono, non eccedete in quantità, ma non eccedete neanche con lo sforzo sotto i raggi diretti del sole).
  • Non continuiamo a cambiarci la maglietta sudata: sembra sensato ma questo comportamento contrasta il libero rilascio di liquidi.
  • Non mettetevi in testa di superare i vostri limiti proprio quando ci sono più di 30°: non è eroico, è semplicemente poco strategico e un po’ stupido!
  • Soprattutto in presenza di un’attività fisica costante, non scendete mai sotto i 2 litri di acqua al giorno e consumate preferibilmente frutta e verdura.
  • Bevete fino a mezzo litro d’acqua un’ora prima dell’inizio dell’attività fisica: in tal modo viene assorbita e non rimane nel tratto digerente, preparandovi all’attività.
  • Non importa se sentite o meno la sete: ogni 15′ si beve a piccoli sorsi (preferiamo sempre l’acqua a qualsiasi bevanda zuccherata o energizzante).
  • Cercate di mantenere la vostra bottiglietta al fresco: l’acqua verrà assorbita più velocemente dall’organismo.
  • Se sentiamo la temperatura alzarsi, anche polsi e fronte vanno bagnati.
  • Il nostro WOD va un po’ rivisto: più pause e, all’aperto, percorsi con più ombra.
  • Ci teniamo controllati se riusciamo: pesarsi prima e dopo l’allenamento ci dà una approssimativa stima dei litri d’acqua persi durante il movimento.

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Glutei tonici: proviamo lo squat bulgaro

Lo squat bulgaro: difficile, impegnativo, ma utile. Oggi affrontiamo un esercizio che sta diventando il ‘must have’ per i glutei, ne vediamo insieme l’esecuzione, gli errori da non commettere, quali muscoli vengono azionati di più e le varianti più diffuse. Se inserirlo o meno nel vostro WOD starà solo a voi!

Iniziamo conoscendo meglio lo squat bulgaro

Lo squat bulgaro è, come si capisce dal nome, una variante dello squat (qui il mio video per sapere tutto sullo squat!), ma è una variante impegnativa che vi farà maledire chi ve lo ha consigliato. Il suo nome deriva dall’inventore: più o meno durante la II° Guerra Mondiale alcuni atleti olimpici hanno il tempo per perfezionare il proprio allenamento, e l’atleta bulgaro Angel Spassov, diventato poi coach di Weightlifting, nel 1980 propone questo esercizio affinato nei decenni.

Lo stile bulgaro, rispetto al classico squat, propone un movimento più interessato al rafforzamento della muscolatura degli arti inferiori e dei glutei. Molti professionisti lo utilizzano per interrompere la noia del proprio WOD, per inserire delle varianti e lavorare separatamente sulle gambe (caratteristica che lo rende utile nel recupero infortuni), coinvolgendo nel movimento anche i muscoli addominali e lombari (indispensabili per l’equilibrio e la compattezza del movimento).

Esecuzione dello squat bulgaro

  1. Per prima cosa avviciniamo allo spazio di lavoro un rialzo, altezza ginocchia (30/40 cm). Può essere una panca, un box, uno step, una sedia (anche una swiss ball, ma la vedremo separatamente).
  2. Posizione eretta, sguardo in avanti, teniamo la schiena controllata, avanziamo con un piede e poggiamo il collo dell’altro piede sul rialzo posizionato dietro di noi (il rialzo è distanziato di 3-4 piedi all’indietro).
  3. Assunta la posizione di partenza, incliniamo leggermente in avanti il busto e liberiamo il collo del piede posteriore lasciando solo la punta poggiata al rialzo. In tal modo il movimento, seppur più complesso da gestire, rimane più libero in fase di discesa.
  4. Manteniamo il piede anteriore poggiato a terra, ben aderente e con la pianta aperta. Il piede sollevato sul rialzo non toccherà mai terra durante l’esercizio.
  5. Iniziamo la discesa: entrambe le gambe subiscono la flessione ma il lavoro è tutto sulla gamba a terra. La gamba in sospensione sul rialzo controlla l’equilibrio.
  6. La discesa continua fino ad altezza squat, con il ginocchio vicino al pavimento ma mai oltre la punta del piede. Cerchiamo di mantenere qualche secondo la posizione.
  7. Risalita con spinta controllata su entrambe le gambe.
  8. Nelle ripetizioni successive facciamo sempre attenzione a che discesa e risalita siano in linea retta verticale per sfruttare l’esercizio al massimo.

Errori da evitare durante l’esecuzione dello squat bulgaro

  • Non sovraccaricare troppo l’esercizio: i tendini del ginocchio sono già molto stimolati.
  • Non portare avanti le spalle o inclinare troppo il busto.
  • Non poggiare sul rialzo il collo del piede durante il movimento: la forza si scaricherebbe sulla caviglia e può provocare dolori.
  • I due piedi non devono essere in linea: il piede posteriore va portato sul rialzo rispettando la sua posizione laterale, in mancanza di questo accorgimento si priva dell’equilibrio il movimento.
  • Non distanziare troppo i due piedi, e neanche troppo poco: dovremo altrimenti compensare.
  • Non sollevare mai il tallone del piede a terra, mantenere su di lui stabile il peso esercitato.
  • Durante la risalita affidarsi alla spinta delle sole gambe: non deve essere la schiena a spingere in alto, rischiando di sforzare in modo sbagliato la colonna vertebrale.

I muscoli coinvolti nello squat bulgaro

Come già accennato, è un toccasana in primo luogo per i glutei e gli adduttori (motivo al quale deve la sua fama), ma diventa importante se consideriamo quanto faccia lavorare simultaneamente sia muscoli anteriori che posteriori delle gambe.

Questo esercizio è molto impegnativo anche perché necessita di una continua stabilizzazione del corpo, funzione alla quale rispondono soprattutto i tendini, i polpacci e il gluteo medio, mentre il soleo e l’adduttore grande seguono il movimento nella sua interezza.

I muscoli maggiormente interessati sono:

  • Grande gluteo
  • Piccolo gluteo e medio gluteo
  • Ischiocrurali (bicipite femorale, semimembranoso, semitendinoso)
  • Quadricipite
  • Muscoli addominali del CORE

Meglio lo squat o la versione bulgara?

Lo Squat Bulgaro è un esercizio più mirato e maggiormente efficace per i glutei.

Viene spesso usato sia per recuperare da infortuni (grazie all’utilizzo indipendente delle gambe) sia per migliorare la propriocezione nel principiante che affronta Squat e Stacco da Terra, o più in generale all’allenamento sia con i pesi che a corpo libero

Non dimentichiamo mai, però, che lo squat classico è un movimento più completo e che può contare sulla stabilità del corpo.

Questo vuol dire che la versione bulgara attiva maggiormente la catena posteriore, ma non per questo le dà un allenamento completo o migliore: lo stimolo del bulgaro è limitato e specifico.

In altre parole, la versione bulgara è un ottimo diversivo e può essere accostato come complementare allo squat classico, ma non dovrebbe mai sostituirlo.

Varianti popolari dello squat bulgaro

  • Aggiunta di manubri o Kettlebell
  • Con bilanciere
  • Versione a corpo libero
  • Con swiss ball
  • Squat bulgaro TRX

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CINTURA DA PALESTRA: serve davvero?

La cintura da palestra è un attrezzo molto popolare, ma a cosa serve? e, SOPRATTUTTO, possiamo fidarci delle spiegazioni che ci dà generalmente chi la usa?

Ogni volta che andiamo in palestra, non importa quale, ci sono molti atleti (e anche principianti) che adoperano la cintura durante i sollevamenti. Come prima impressione chi li vede pensa subito siano professionisti, armati di strumenti che implementano e assicurano il lavoro sul corpo. Oggi voglio spiegare a cosa serve la cintura e per chi è più indicata.

In più, questo devo dirlo purtroppo, moltissime abitudini e particolarità nell’allenamento vengono fatte dai più senza sapere veramente il perché, e nel caso della cintura avrete come risposta un generico “per proteggere la schiena“… ma quanto questa risposta è veritiera o precisa?

Scopriamolo!

Cintura da palestra: poche info per capire di cosa si tratta

  • La cintura da palestra è uno degli accessori che si incontrano sempre e per l’uso della quale potete farvi consigliare del vostro Personal Coach.
  • Non è un accessorio da principianti, questo va detto subito: se la si indossa è bene avere una sviluppata consapevolezza dei movimenti durante gli esercizi, sia per sfruttarla al meglio sia per non farsi del male.
  • Anche il modello che si sceglie (NON SONO TUTTE UGUALI) va concordato con chi segue il vostro allenamento, a seconda degli obbiettivi e del tipo di preparazione che state seguendo.
  • Il modello più comune e utilizzato è creato per il sollevamento pesi di un certo livello, ma possiamo anche usare tipi più adatti ad allenamenti ad alto impatto, come il CrossFit o comunque i circuiti HIIT.
  • Il materiale è cuoio o neoprene, dotata di passanti e fori in alcuni casi e di passanti e stretch in altri.
  • Molte volte le vediamo alte dietro e strette davanti…. ma, per motivi che alla fine di questo articolo saranno chiari, questo tipo non ha molto senso! La parte più alta andrebbe sempre anteriormente e una buona cintura dovrebbe essere alta almeno una decina di centimetri sull’intera circonferenza, come i modelli per il Powerlifting.
  • Durante il suo utilizzo va ben stretta all’altezza del punto vita.
  • Mediamente una cintura di qualità si aggira intorno ai 25 / 30 euro come costo, tuttavia possiamo, come sempre, trovare modelli anche molto costosi che aumentano l’utilizzabilità o l’elasticità, mentre non consiglierei di buttarsi in offerte troppo sotto questo prezzo… in fondo stiamo parlando sempre della cura del nostro movimento!

La cintura da palestra serve a proteggere la schiena?

Ed eccoci a quello che il 90 % di chi la usa pensa: “protegge la mia schiena durante lo sforzo“……

E‘ vero?

NO!

Per chi non si accontenta di questa risposta, cominciamo col dire che la nostra schiena, ovvero la colonna vertebrale, è composta da vertebre sovrapposte (nel numero di 33-34) che la rendono una struttura molto mobile. Quando ci sforziamo con un carico sono le sinfisi (dischi fibrocartilaginei interposte fra le vertebre) e le artrodie ad ammortizzare il peso cui è sottoposto il rachide. A questi elementi si aggiungono anche capsule articolari, legamenti e muscoli scheletrici, tutti tesi a proteggere schiena e mobilità.

Detto questo, dovrebbe essere abbastanza chiaro come una cintura di cuoio stretta al punto vita non possa essere utile a immobilizzare la colonna per proteggerla…. non avrebbe senso…

A prova di questo, possiamo notare come l’utilizzo della cintura non impedisca movimenti complessi della schiena, come per esempio lo Squat e, per l’appunto, non impedisca di fare uno Squat sbagliato e deleterio!

A cosa serve la cintura da palestra?

La cintura da palestra è stata creata con lo scopo di aumentare la pressione intraddominale (IAP, Intra-Abdominal Pressure).

Questa caratteristica permette a chi la indossa di incrementare i valori pressori all’interno della cavità addominale, dando maggiore stabilità  e compattezza al rachide e non permettendo contemporaneamente alla parete addominale di espandersi anteriormente.

Da sottolineare che l’uso della cintura da palestra non permette movimenti impossibili in sua assenza: ci aiuta solo in qualcosa che già possiamo fare e sopportare. La IAP infatti è già regolata da una serie di muscoli profondi, come il muscolo trasverso dell’addome, l’obliquo interno e l’obliquo esterno, e i muscoli del pavimento pelvico.

Come usare la cintura da palestra

Come già detto, la prima cosa è allacciarla stretta al punto vita: infatti durante il sollevamento di carichi pesanti deve tenere avvolto il tronco in maniera decisa e opporsi all’espansione addominale. Solo in questo modo apporta stabilità spinale.

Come seconda importante istruzione, accompagniamo attentamente la respirazione al movimento di alzata: un’inspirazione di tipo diaframmatica è l’ideale durante l’alzata; la cavità addominale viene compressa incrementando i valori pressori e si rimane in apnea per l’intera alzata fino alla finale decisa espirazione.

La cintura da palestra ti serve?

Dopo tutto questo, si capisce che ci si può allenare anche senza la cintura da palestra (stiamo molto attenti a chi ci dice che è sempre necessaria, o che se non la usi esce l’ernia o chissachè: in tal caso siamo davanti al tipico estremista da palestra!)

La cintura si rivela molto utile (ma ripeto, non necessaria) per l’esecuzione di esercizi che coinvolgono diversi gruppi muscolari o varie articolazioni, come lo squat quando si aggiungono carichi o il deadlift.

La usiamo soprattutto per aumentare performance già consolidate con i pesi e quando abbiamo già una preparazione al movimento.

Se la usiamo abitualmente, invece, non sottoponiamo il rachide e i dischi a prove eccessive: non la togliamo credendo che potremo in sicurezza ripetere le performance avute anche grazie al suo utilizzo.

Usiamola non sempre, quando la togliamo scendiamo leggermente di carico e impostiamo, con un Personal Coach, un suo utilizzo periodico.

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Progetto segreto “DeltaG”: cavie umane e armi USA per vincere a Londra 2012

“DeltaG”: la misteriosa sostanza per vincere tutto alle olimpiadi di Londra 2012. Sembra un film, ma l’ammissione è ufficiale: la Uk Sport, agenzia governativa per lo sport britannico, ha usato 91 atleti di alto livello come cavie!

C’è tutto per un blog di complottisti, tutto per un film di spionaggio, tutto (anche) per mandare aff@#&%o il sistema professionistico internazionale.

Per un anno intero un’agenzia governativa ha dopato segretamente tutti i suoi atleti più importanti, usandoli come vere cavie, facendo firmare accordi di segretezza e, oggi, inventandosi spiegazioni ridicole per giustificarsi. Il “Daily Mail”, dopo quasi 10 anni li ha finalmente beccati con le mani nel sacco, seguendo le tracce di un misterioso nome che ha girato negli ambienti da allora: il “DeltaG”.

Uk Sport: chi sono?

Vediamo prima di tutto come si presenta al mondo la Uk Sport, la responsabile del complotto:

La Uk Sport è l’agenzia governativa responsabile degli investimenti nello sport olimpico e paralimpico nel Regno Unito. È un ente pubblico non dipartimentale esecutivo sponsorizzato dal Dipartimento per il digitale, la cultura, i media e lo sport. LA UK SPORT INSPIRA LA NAZIONE!”

In buona sostanza, sono quelli che rispondono ai ministeri degli investimenti fatti per lo sport olimpico, quelli che devono far vedere che i soldi spesi sono stati spesi bene.

Cosa è successo?

Siamo nel 2011, le olimpiadi si avvicinano e dopo molto tempo sono tornate a Londra.

La Uk Sport decide che non può fare brutta figura in casa, che non può permettersi di conquistare poche medaglie a fronte delle pressioni del ministero.

Parte il piano, segretissimo, denominato “DeltaG”, probabilmente approvato anche da alte cariche pubbliche, di sicuro approvato da preparatori e personale medico delle squadre olimpiche inglesi. Formalmente viene inserito nel programma pubblico di finanziamenti inglese «per portare a livelli di forma altissimi i britannici e massimizzare il numero di medaglie»

“DeltaG” è il nome della sostanza dopante: una sostanza nuova nel mondo dello sport, mai controllata e, quindi, formalmente non proibita dall’elenco ufficiale per i giochi olimpici. Tecnicamente è una versione sintetica di un acido corporeo naturale, i chetoni, e originariamente era stata realizzata e sviluppata con fondi del Dipartimento della Difesa americano per le forze armate speciali, per aumentare forza e resistenza in combattimento. Viene data giornalmente come bevanda agli atleti.

Parte il piano DeltaG

L’agenzia governativa britannica decide di testarla per fini atletici: fa firmare a 91 atleti di altissimo livello un vero e proprio accordo di segretezza e di autoaccusa, nel quale si assumono ogni responsabilità rispetto a eventuali problemi fisici e controlli doping.

Se uno di questi 91 atleti fosse stato scoperto o, peggio, avesse avuto problemi medici in conseguenza all’uso della sostanza, sarebbe stato ritenuto l’unico responsabile dell’accaduto.

Il DeltaG viene sperimentato sugli atleti: il 40% delle «cavie» vomita o ha problemi di stomaco, il 28% ha problemi totali al corpo tali da sospendere ogni dosaggio.

Con l’andare avanti dei mesi la sostanza viene affinata (grazie al trattamento sulle “cavie”), le prestazioni, in alcuni casi, sembra migliorino fino al 15%, e la commissione anti doping dei giochi olimpici non sospetta nulla.

Arrivano le Olimpiadi di Londra 2012

Al momento dell’inizio delle Olimpiadi del 2012, il programma pubblico di “massimizzazione delle medaglie inglesi” è concluso: i 91 atleti “chetonici” sono stati trattati chimicamente per un intero anno, nessuno ha detto niente, i preparatori sono stati zitti e così il personale medico di supporto.

Nell’elenco delle sostanze dopanti il DeltaG non è mai apparso.

Quell’anno gli Inglesi fanno razzia di medaglie: 65 medaglie, che gli garantiscono il terzo posto nel ranking per nazioni. Ad oggi i nomi dei ‘chetonici’ non sono noti, conosciamo solo il loro numero, ma sappiamo per certo che il British Cycling ha dovuto confermare che nel 2012, quando dominò in maniera quasi imbarazzante le prove ciclistiche su pista e su strada, “molti dei suoi atleti usarono DeltaG nel periodo di preparazione“.

La risposta (imbarazzante) di Uk Sport

Il nostro era un progetto di ricerca e innovazione condotto in linea con i più elevati standard etici, nell’ambito delle regole dello sport internazionale e valutato da un gruppo consultivo indipendente di esperti“.

Questa la risposta quando, loro malgrado e dopo quasi 10 anni, sono stati scoperti grazie al rinvenimento di uno di quei contratti segreti con gli atleti.

Perché non possiamo credere alla loro buona fede?

Ecco due differenti passaggi del contratto che nel 2011 venne fatto firmare agli atleti:

UK Sport non garantisce, ma promette e assicura che l’uso della bevanda chetonica è assolutamente conforme al codice antidoping mondiale, e quindi declina ogni responsabilità.

“(…)le variazioni della chetosi dell’organismo sono fisiologiche e quindi l’assunzione è difficile da riscontrare e dimostrare in eventuali controlli post gara e il prodotto al momento non è proibito“.

Difficile sostenere che fossero in buona fede… vero?

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Maniglie dell’amore: 10 esercizi e consigli sulla dieta.

10 esercizi per far sparire le maniglie dell’amore. Le maniglie dell’amore sono senza dubbio un argomento divisivo: chi non le vorrebbe contro chi non le vorrebbe…. e basta! Avere un accumulo di grasso nei fianchi è un inestetismo che non piace e che spesso ci afferriamo per convincerci a eliminarlo, ma è anche una questione di salute: un eccesso di grasso addominale aumenta il rischio di malattie coronariche, insulino resistenza, diabete, dislipidemia o ipertensione. Oggi vediamo consigli ed esercizi per combatterle ogni giorno, senza sforzi incredibili!

Ebbene sì, le maniglie dell’amore vanno combattute, e non sarà una battaglia veloce, ma neppure cruenta! Eliminarle significa lavorare un poco ogni giorno, senza distruggersi o saltare i pasti (MAI SALTARE I PASTI… ANZI, LEGGI QUI!), ma semplicemente facendo una routine quotidiana di esercizi molto leggeri e mirati, che vanno a stimolare proprio gli snodi che ci interessano, e seguendo alcuni consigli di massima sull’alimentazione.

Alimentazione, consigli per contrastare le maniglie dell’amore

Visto che tutti sappiamo cosa siano le ‘maniglie dell’amore’, non mi sembra necessario fermarsi a descriverne tecnicamente origine e conseguenze.

Passiamo subito all’attacco, e iniziamo con alcuni consigli sull’alimentazione (che, naturalmente, facciamo prima confermare a un medico o nutrizionista di fiducia e che ci conosce):

  1. Il primo consiglio è generale e di massima: stiamo attenti a quello che mangiamo, una alimentazione disordinata annulla gli effetti dell’allenamento: non dobbiamo mai credere che se ci alleniamo ogni giorno possiamo mangiare ciò che ci va, non è così e se lo facciamo buttiamo via la fatica!
  2. Evitiamo un eccessivo consumo di grassi idrogenati, saturi o zuccheri.
  3. I carboidrati vanno bene, ma li preferiamo provenienti da legumi, verdura o avena, a sostituzione di quelli semplici (con alto indice glicemico).
  4. Variamo molto, ma sempre salutare (cereali integrali , verdure, pesce, carne magra, legumi, frutta fresca e secca…)
  5. Sfruttiamo gli alimenti “brucia grassi”, come caffeina, guaranà, peperoncino, cacao o the scuro, che hanno spiccate caratteristiche termogene (innalzano il metabolismo basale costringendo il corpo a bruciare più calorie), ma senza mai abusarne!
  6. Seguiamo la regola dei 5 pasti (il digiuno prolungato è uno dei responsabili dell’accumulo di grasso a livello del ventre).

Esercizi per le maniglie dell’amore

Come dicevo prima, li aggiungiamo al nostro WOD se non sono già presenti: la loro aggiunta caricherà di poco lo sforzo complessivo quotidiano, e generalmente unire esercizi aerobici con quelli mirati all’ipertrofia muscolare è il modo migliore per innalzare il metabolismo e bruciare più calorie durante la giornata, ma i risultati li dobbiamo attendere nel lungo periodo!

In generale, quindi, per vedere veramente effetti sulle nostre maniglie dell’amore, uniamo questa routine giornaliera ad almeno 2/3 sessioni settimanali di corsa, o di bicicletta.

LOW PLANK

Iniziamo dalla mamma di tutti gli esercizi che interessano la fascia addominale: il Plank.

Ci mettiamo in ginocchio e gomiti a terra, stendiamo le gambe poggiando solo con i piedi sugli alluci e solleviamo il bacino: schiena dritta e parallela al pavimento. La pancia va portata in dentro, fino a che rimane possibile il respiro, e i glutei contratti. Non facciamo MAI fuoriuscire la pancia, mentre le cervicali rimangono in posizione neutra, cioè nel prolungamento del corpo.

Teniamo la posizione dai 20 ai 40 secondi.

HIGH PLANK

Posizione di plank, gambe e braccia tese e aperte oltre la larghezza delle spalle. Pancia trattenuta in dentro e schiena dritta.

Teniamo la posizione dai 20 ai 40 secondi.

ELEVATED PLANK

Sfruttiamo una panca, un muretto della giusta altezza o una palla fitness come rialzo per i piedi. Posizione plank, mani a terra e piedi sul rialzo, schiena dritta e pancia in dentro.

Teniamo sempre per 20 /40 secondi.

STABILITY PLANK

Solo con la palla da fitness (in questo caso una panca o simili non è utile), ci mettiamo in posizione plank con i gomiti poggiati sulla palla. Schiena dritta e pancia in dentro, l’esercizio stimola molto la resistenza e i contro movimenti, motivo per il quale la palla, un po’ instabile, è l’ideale.

Manteniamo 30 secondi.

PLANK LATERALE (GOMITI E BRACCIA TESE)

Poggiamo un gomito a terra, puntiamo lateralmente i piedi e portiamo tutto il corpo in posizione rettilinea. In corrispondenza dell’espirazione, se vogliamo, alziamo il fianco per poi ritornare alla posizione di partenza.

In alternativa (o di seguito) ancora posizione laterale ma con il braccio teso ad angolo retto rispetto al tronco, a formare una T con il corpo.

Manteniamo 30 secondi.

PLANK KNEE

Posizione di plank, braccia tese aperte alla larghezza spalle, pancia in dentro e schiena dritta. Espirando portiamo alternativamente le ginocchia al petto, eseguendo un salto, poi cambio gamba.

Eseguiamo per 1 minuto se riusciamo.

BICYCLE CRUNCH

Se siamo proprio finalizzati alle maniglie dell’amore, li possiamo anche preferire ai classici crunch.

Ci stendiamo, schiena aderente a terra e mani dietro le orecchie. Alziamo le gambe ad angolo retto. Ginocchio destro verso il petto e gomito sinistro teso quasi a toccarlo. Gamba opposta distesa. Alterna le gambe con movimento continuo e fluido.

Mantieni il movimento per almeno 30 secondi.

SLIDE

Torniamo in piedi con le gambe leggermente divaricate e le braccia lungo il corpo. Flettiamo il busto da un lato mantenendo la schiena dritta e lavorando sugli addominali. Con la mano cerchiamo di raggiungere quasi il ginocchio. Cambiare lato e alternare.

1 minuto.

ROTAZIONE DEL BUSTO

Posizione in ginocchio e seduti sui talloni. Ruotiamo il busto prima verso destra e poi verso sinistra. La rotazione è seguita dalla testa, fermiamo il movimento dove anche la testa si ferma.

Ripetiamo per 20 volte ogni lato.

SQUAT

Poteva mancare?! Una sessione di squat quotidiana non può che fare bene, ma sempre attenti a farlo correttamente, onde non danneggiare la schiena.

Vi rimando al mio video su come fare uno squat in completa sicurezza.

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8 esercizi per il mal di schiena

8 esercizi per diminuire o prevenire il mal di schiena. Il mal di schiena può essere diminuito o prevenuto da esercizi, movimenti e stretching. Dobbiamo stare molto attenti a come li eseguiamo per non aumentare il dolore, concentrandoci sulla schiena e su una serie di esercizi da fare ogni mattina, per non soffrire più quando ci alziamo o pieghiamo.

Il mal di schiena non va mai sottovalutato. Ormai mi conoscete abbastanza per sapere che il mio primo consiglio è consultare uno specialista se il disturbo permane. In tal modo non solo avrete svelata la più probabile causa del vostro male, ma saprete anche come affrontarla. Il mal di schiena, infatti, a differenza di quanto molti di noi pensano, è un malessere che facilmente proviamo prima o poi, ma che difficilmente può venire correttamente identificato nelle sue cause.

Che tipo di mal di schiena hai?

Diciamo subito che il mal di schiena può essere diviso in 3 tipologie:

  • Se sentiamo dolore localizzato nella parte alta della schiena o nelle ossa del collo (colonna cervicale), si parla di cervicalgia.
  • Se invece riguarda la parte bassa della schiena, intorno alle vertebre lombari, lombalgia.
  • Quando, infine, interessa la parte centrale della schiena, intorno alle vertebre toraciche, viene detto dorsalgia.

La cervicalgia (dolore al collo) è molto spesso causata da una postura durante il giorno poco corretta o un eccesso di stress.

La lombalgia, che è il tipo di mal di schiena più comune, viene associata al mantenimento troppo prolungato durante il giorno di una stessa posizione, o a un movimento sbagliato, violento o improvviso.

La dorsalgia, che può interessare la parte centrale della schiena fino alla base del collo, si presenta di solito in modo graduale, può essere causata da cadute, lunghe degenze ma anche da problemi polmonari o patologie come la scogliosi.

Ci sono poi due ulteriori tipologie molto comuni di mal di schiena:

  • Ernia del disco, che interessa i dischi intervertebrali posti tra una vertebra e l’altra, utili per la flessibilità della colonna vertebrale e per ammortizzare gli urti. Colpisce maggiormente le vertebre lombari, utilizzate abbondantemente nella vita quotidiana.
  • Sciatica, che diffonde il dolore all’intera gamba ma si tratta di un’ernia del disco che preme sul nervo sciatico.

Cause più comuni del mal di schiena

Qualunque sia l’entità e la frequenza del disturbo, possiamo dire che il mal di schiena deve essere considerato un segnale di disagio della colonna vertebrale.

La tipologia più diffusa in assoluto rimane la lombalgia, che può avere centinaia di cause diverse: una lesione ai dischi intervertebrali, ai legamenti, alla muscolatura, nervi, articolazioni o strutture ossee. L’elenco comprende più di 800 elementi diversi, ma il più delle volte si considera il mal di schiena come patologia multifattoriale, che spazia e unisce cause anche molto diverse, come lesione e stress.

  • Una curiosità: il mal di schiena può essere anche asintomatico, e cioè non farsi sentire. Questa eventualità è più comune di quanto si creda e, spesso, sfocia in un acuirsi lento ma graduale o si somma quando altri sintomi insorgono.

Prevenire il mal di schiena

Non posso più ripeterlo ogni articolo!

L’attività fisica e uno stile di vita sano sono il miglior modo per prevenire centinaia di patologie e dolori, compreso il mal di schiena.

  • Evitiamo l’inattività prolungata durante il giorno: anche se siamo al lavoro, a scrivania, o in macchina per lunghi tratti, cerchiamo di fare stretching (in questo MIO VIDEO PER LO STRETCHING IN MACCHINA ti parlo di come farlo in pochi secondi!).
  • Cerchiamo di inserire una pausa fitness ogni giorno, anche variando: nuoto, yoga, pilates, circuiti.
  • Concentriamoci sul rafforzamento dei muscoli della schiena, come i press-up, ma facciamo molta attenzione alla postura durante il movimento: gli esercizi per la schiena possono essere tanto utili quanto rischiosi se fatti male!
  • Facciamo sempre attenzione alla nostra postura nella vita quotidiana: se dobbiamo raccogliere qualcosa da terra, pieghiamo le ginocchia e teniamo la schiena diritta.
  • Riduciamo se possibile le sollecitazioni alla colonna vertebrale.
  • Scegliamo calzature idonee da indossare durante il giorno e l’attività fisica.
  • Evitiamo eccessivi aumenti di peso (li vorremmo evitare tutti, lo scrivo perché se in contemporanea all’aumento siamo afflitti dal mal di schiena almeno possiamo farci un’idea del perché).

Esercizi per il mal di schiena

Come iniziare, se non raccomandandovi di consultare un Personal Trainer prima di iniziare qualsiasi esercizio o movimento. Sopratutto in caso di dolori, l’accompagnamento di uno specialista è fondamentale per non peggiorare la situazione!

Vi propongo 8 esercizi ‘facili’, che non necessitano di attrezzatura e possono essere fatti anche a casa, ma vi consiglio di fare un minimo di stretching prima di iniziare e dopo:

1 | Lombari al suoloCi stendiamo sul ventre, faccia rivolta a terra e braccia lungo il corpo. Inspiriamo e quindi espiriamo sollevando contemporaneamente busto e gambe. Durante l’esercizio contraiamo gli addominali. Ripetiamo per 40 secondi .
2 | Ginocchia al pettoCi sdraiamo a terra supini e portiamo le ginocchia al petto avvicinandole il più possibile con l’ausilio delle braccia. Teniamo la posizione per 20 secondi, riprendiamo e ripetiamo altre 2 volte.
3 | Schiena concava e convessaA terra carponi su mani e ginocchia, entrambe larghezza spalle, schiena piatta. Espiriamo incurvando la colonna vertebrale verso l’alto fino a svuotare completamente i polmoni. Ispiriamo ritornando lentamente nella posizione di partenza.
4 | Sollevamenti braccio/gamba oppostiCi stendiamo sul ventre, viso rivolto a terra, distendiamo le braccia sopra la testa.Solleviamo contemporaneamente un braccio e la gamba del lato opposto (sollevando tutta la gamba da terra, volgendo la punta del piede verso terra). Non sforziamo e ripetiamo per 40 secondi ogni lato.
5 | PancaViso rivolto a terra, poggiamo sui gomiti (allineati alle spalle) e sulle punte dei piedi, solleviamo il bacino per allinearlo al resto del corpo contraendo gli addominali. Tiriamo indietro la pancia fino al punto in cui non sarà necessario trattenere il respiro. Rimaniamo in posizione da 20 secondi fino a 1 minuto, a seconda della resistenza.
6 | “L’inchino”Ci inginocchiamo per terra poggiando i glutei sui talloni. Portiamo le braccia in avanti e pieghiamo il busto fino a prolungarlo completamente in avanti. Manteniamo inspirando ed espirando per 30 secondi.
7 | Schiena piattaIn piedi, gambe leggermente piegate, distendiamo le braccia verso l’alto prolungando idealmente il busto. Ci pieghiamo in avanti finché il busto non è parallelo al suolo (schiena piatta). Facciamo attenzione a non piegare la schiena e la teniamo in posizione per 10 secondi. Risaliamo lentamente.
8 | Torsione busto e braccia tesePer chiudere, in piedi, gambe parallele. Eseguiamo un movimento di torsione in avanti, con la testa rilassata. Ci abbassiamo il più possibile cercando di rimanere con le gambe rette e tendendo con le mani verso terra.

Ti interessa: “Stretching: come farlo e QUALE fare!”

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#SimoneMaffioletti

Calcola il tuo Metabolismo Basale

Il metabolismo basale rappresenta il dispendio energetico di un corpo a riposo. Calcolare il nostro ci aiuta a capire di quante calorie abbiamo bisogno giornalmente e come impostare la nostra dieta e attività fisica.

Il metabolismo basale assume vari nomi e sigle, ma possiamo dire che tutti indicano la stessa cosa: metabolismo basico, base, basal metabolic rate, MB o BMR.

Ogni giorno compiamo migliaia di azioni diverse, dallo scendere dal letto fino ad accendere il computer. Tutte queste sono azioni che compiamo volontariamente e richiedono una determinata quantità di energie. Tuttavia il corpo, in contemporanea e ‘in sottofondo’, compie senza interruzione un numero altissimo di azioni involontarie e processi chimici su cui noi non abbiamo il diretto controllo: pompare il sangue, regolare la temperatura corporea, assimilare i nutrienti, e molte altre. Tutte queste azioni cadono sotto il nome di funzioni basali.

Le funzioni basali necessitano anche loro di energia, che prelevano automaticamente dal nostro organismo.

Cosa è il metabolismo basale

Quando si parla di metabolismo basale, quindi, stiamo parlando del quantitativo di energia necessario per sostenere tutte le funzioni basali. Questo quantitativo viene calcolato per un corpo in totale riposo fisico e psicologico, a temperatura normale e a digiuno da almeno 12 ore.

Per i non addetti ai lavori, possiamo dire che il metabolismo basale è il numero di calorie necessarie per sostenere il nostro corpo in stato di quiete durante la giornata… “per sopravvivere da fermi” si potrebbe dire.

Differenza tra Metabolismo basale e fabbisogno calorico giornaliero (FCG)

Una volta capito cosa sia il metabolismo basale, è facile anche osservare la differenza con un altro dato molto importante: il fabbisogno calorico giornaliero (FCG).

Il fabbisogno calorico comprende tutte le azioni che si svolgono mediamente in una giornata, compresi gli eventuali allenamenti. Cambia moltissimo a seconda dello stile di vita e quindi non corrisponde al metabolismo basale, ma lo prende come base.

Il FCG sarà ottenuto dalla somma del Metabolismo Basale con il quantitativo calorico necessario per tutte le azioni giornaliere volontarie.

Metabolismo basale, avvertenze

Il metabolismo basale, ovviamente, non è uguale per tutti. I dati che possiamo ottenere sono molto generici e indicano una nostra (larga) categoria di appartenenza, per peso, sesso, altezza ed età.

La prima cosa da sapere è che, nel consumo giornaliero di calorie, il consumo basale occupa tra il 50 e il 70 % del consumo totale.

I dati cambiano molto tra uomini e donne, i primi hanno un consumo in proporzione più alto; la percentuale scende con l’età dopo i 60 anni, più o meno diminuendo di un 8% ogni decade; e l’attività fisica può regolare moltissimo questo dato, abbassandolo anche di parecchio.

Tra i fattori che più lo influenzano possiamo trovare:

  • quantità di massa magra;
  • nutrizione e dieta;
  • temperatura corporea;
  • fattori ormonali;
  • gravidanza e allattamento;
  • utilizzo di farmaci;
  • disturbi psico-fisici (stato di ansia, per esempio).

Calcolare il metabolismo basale

Il metabolismo basale è quindi non direttamente dipendente dal nostro stile di vita, che però può molto influenzarlo nella nutrizione e nell’attività fisica.

Come sempre, è bene ricordare che calcolare il nostro metabolismo basale deve rimanere un fatto di scrupolo o curiosità, e non può mai essere utile per impostare un regime alimentare da soli, lavoro che lasciamo ai nutrizionisti qualificati!

La FAO ha creato una formula grazie alla quale possiamo calcolare il nostro metabolismo basale:

EtàDonnaUomo
Meno di 3(Peso x 16.24) + (Altezza x 1022) – 413(Peso x 0.167) + (Altezza x 1517) – 616
3-9(P x 16.96) + (H x 162) + 370 (P x 19.59) + (H x 131) + 416
10 -17 (P x 8.36) + (H x 466) + 201 (P x 16.2) + (H x 136) + 516
18- 29 (P x 14.7) + 496 (P x 15.3) + 679
30 – 59 (P x 8.7) + 829 (P x 11.6) + 879
60 – 74 (P x 9.2 )+ 688 (P x 11.9) + 700
Oltre i 75 (P x 9.8) + 624 (P x 8.4) + 819

Ricordiamo di contare il peso in kg e l’altezza in metri.

Il risultato ci dà il numero di chilocalorie necessarie in una giornata per sostentare il nostro metabolismo basale.

Se siamo, quindi, una donna di 40 anni e di 60 kg di peso, il nostro calcolo sarà:

(60 kg x 8.7) + 829 = 1.351 kcal necessarie ogni giorno.

Se invece siamo un ragazzo di 16 anni, che pesa 90 chili per 1.80 m di altezza:

(90 x 16.2) + (1.8 x 136) + 516 = 2.218,8 Kcal per giorno.

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Come è cambiato il mio STUDIO dopo il Covid-19: 5 differenze per riaprire

Dopo il periodo di chiusura causa Covid-19 i box di tutto il mondo hanno dovuto cambiare abitudini, spazi, clientela: questo per riuscire anche solo a rimanere aperti. Per chi non fosse ancora riuscito a tornare ad allenarsi, ecco come troverà il mio box, quali differenze e quali sicurezze si può aspettare.

Ho fatto un elenco dei 5 principali cambiamenti che il cliente troverà nel mio box (lo prendo come esempio perché ho fatto modifiche che mi hanno permesso di restare aperto e che ho riscontrato anche tra i colleghi, quindi indicativamente troverete nel vostro box di fiducia interventi simili).

Durante il periodo della pandemia sono riuscito a seguire tutti i miei atleti “da remoto”, con le sessioni e le classi on-line, rifornendoli degli strumenti e dei macchinari, rimanendo a disposizione 24h.

Ora che abbiamo potuto riaprire, ho dovuto intervenire sui miei spazi in modo deciso:

  1. ho riorganizzato gli spazi;
  2. ho aumentato le classi;
  3. sto utilizzando voucher;
  4. mi sono ulteriormente ‘specializzato’;
  5. ho riequilibrato il rapporto con i fornitori.

Per capire come cambia la tua esperienza, guarda il video:

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Non sono più un affiliato CrossFit: il razzismo lo lascio fuori!

All’indomani dell’uccisione di George Floyd da parte di un agente di polizia, frasi come “Non piango la sua morte”, oppure battute su twitter come “Floyd-19”, tutte dette da Greg Glassman, CEO di CrossFit, mi hanno fatto prendere una decisione chiara sulla mia affiliazione a CrossFit. Poco mi interessa che sia già stato sostituito al timone della società da Dave Castro: anche se è una scelta sofferta, non posso stare zitto (ormai mi conoscete!).

Ho scelto di dire tutto, senza filtri, in un video.

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